Popstar
Popstar (2005)Regia di
Richard Gabai, uno sconosciuto che speriamo resti tale.
Scritto da
Timothy Barton, che non ha scritto nient’altro e si capisce perché.
Con
Aaron Carter, quel genio della musica, praticamente uno scarto dei Backstreet Boys.
Una manica di anonimi attori cani (cani solo per aver firmato il contratto per questo film).
Uno spaesato Tom Bosley, meglio noto come il papà di Ricky Cunnigham.
“Popstar” rientra nella categoria di quei film costruiti attorno ad una star della musica più meno nota che vuole tentare il cinema a tutti costi, genere che ci ha regalato varie perle, tra le altre “Crossroads” (non quello con Ralph Macchio-Danielsan, ma quello con Britney Bitch).
In questo caso, non si sono sforzati neanche di trovare un titolo un minimo decente, citando (in)volontariamente una magnifica trasmissione di Italia 1 del recente passato e mettendo insieme una storia talmente banale e trita che era difficile farne un brutto film, ma invece la sfida è stata vinta totalmente.
J. D. Mcqueen è un famoso cantante con un fatturato di 10 milioni $ annui che viene mandato da sua madre in una scuola pubblica (come no…) e che ha una fobia per i compiti in classe.
La ragazza bionda co-protagonista sarebbe una secchiona con l’apparecchio che lo deve aiutare a studiare e guarda un po’, i due si innamorano e lei non è proprio un cesso, ma un brutto anattrocolo che diventa cigno.
Tutt’intorno ci sono altri personaggi originali come la stragnocca della scuola invidiosa della secchioncella, un produttore arraffone, un professore disposto a dare un seconda possibilità, un ciccione brufoloso e caccolone che alla fine avrà un appuntamento con un’altra popstar, l’amica del cuore afroamericana.
Da Academy l’idea di inserire scene casuali in punti casuali del film, trasmettendo un senso di spaesamento spazio-temporale che non ti permette di capire tutti i nessi logici tra gli eventi, portandosi a chiedere spesso chi sia un dato peronaggio o perché agiscano in quel modo.
Da segnalare poi la recitazione di Aaron Carter, che mette insieme ampie gesticolazioni ed espressioni ebeti che dovrebbero sopperire alla mancanza di spontaneità generando un inevitabile “Ma come cazzo recita?”.
La trovata
L’invidiosa ad un certo punto prende in giro la secchiona additandola come piatta (sebbene porti un terza abbondante).
Nel finale, l’invidiosa, dimenandosi al concerto del beniamino, causa la rottura del suo reggiseno ad acqua (???), con conseguenti schizzi selvaggi e le risate di tutta la platea.
Il contrappasso vince ancora una volta!
Scopri l’antidoto: rovescio della medaglia
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